Un piccolo fienile bretone diventa un “ufficio” a misura d'artista

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Ci troviamo in una terra in cui miniere, pietre e minerali sono ovunque. Le case hanno muri spessi per proteggersi dal clima freddo e dai venti che soffiano da ovest però, a volte, non permettono di godersi il mite clima estivo. Tuttavia l’artista, proprietario di questo piccolo fienile, ha voluto un luogo che potesse essere luminoso, accogliente e aperto al paesaggio circostante. Il luogo ideale dove coltivare i suoi interessi che spaziano dall’arte al disegno fino all’incisione su diversi materiali.
Per trovare il modo migliore di realizzare il suo desiderio si è rivolto agli architetti Gwendal Hervé e Monique Bastos per concepire uno studio all’interno di questo vecchio fienile del XVII secolo. Si tratta di un piccolo edificio, un tempo adibito a fienile e piccola stalla, nei pressi del palazzo dove vive con la sua famiglia.

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Una volta vista la struttura e il contesto architettonico locale gli architetti hanno proposto un progetto a due facce. Da una parte la sezione interna della casa è stata trasformata in modo conforme alla maggior parte delle case della regione.
Dall’altra hanno anche voluto fare in modo che il calore e l’espressività degli interni potessero essere percepibili anche dall’esterno mantenendo, allo stesso tempo, tutta la storicità dell’edificio.
Infatti la parte esterna conserva perfettamente l’identità architettonica locale. I muri di pietra in scisto sono stati conservati e la nuova finestra di vetro è stata aperta e inserita da artigiani locali. Inoltre telai, finestre e porte sono stati verniciati in colore antracite e sono sapientemente nascosti nello spessore dei pesanti muri in pietra.

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In contrasto con la ruvida pietra scura delle facciate, l’interno è liscio e completamente dipinto di bianco dato che è stato concepito come un vero e proprio rifugio per la la luce e la luminosità, funzionale al lavoro svolto dall’artista.
La vetrata principale è stata aperta sul versante ovest della casa e permette una gradevole vista del giardino e una diffusione morbida della luce all’interno dal pomeriggio fino al crepuscolo. Per adattarsi alle nuove esigenze dell’artista l’interno della stalla è stato liberato da tutto ciò che rimaneva dei precedenti usi. E’ stata inserita una nuova pavimentazione in cemento che ha sostituito la vecchia. I vecchi muri sono stati dotati di reti elettriche e idriche e quindi ricoperti di calce e isolati.

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Infine è stata rafforzato il rivestimento in legno esterno con un nuovo strato di materiale isolante che permette di creare un guscio interno all’edificio perfettamente isolato.
Per soddisfare le esigenze e i bisogni dell’artista committente, gli architetti hanno immaginato un interior design che riprendesse i temi e gli elementi d’arredo di uno stile di vita semplice e sobrio. Anche se i mobili sono caratterizzati da intagli elaborati sono allo stesso tempo semplici mostrando l’aspetto massiccio del legno grezzo.
Gli architetti hanno seguito questo approccio anche per la progettazione delle postazioni di lavoro e degli scaffali. Il legno compensato di betulla, scelto per il suo colore caldo e chiaro, è stato splendidamente lavorato da un falegname locale.

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Il risultato finale è qualcosa di più di un semplice studio d’artista; un luogo d’incontri dove è possibile immergersi nel paesaggio circostante e fondere il proprio lavoro con esso. Anche gli abitanti della zona sono stati incuriositi dalla peculiarità dell’edificio e vi si recano frequentemente per trarne ispirazioni per le loro case.
Questo edificio è insomma la prova lampante che la chiave del successo di un progetto architettonico spesso si trova nel suo contesto locale e culturale.

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archdaily.com